L’11 maggio del 2016, dopo mesi di battaglie parlamentari, la Camera dei Deputati diede il via libera alle Unioni Civili con 372 sì e 51 contrari.
“Le leggi sono fatte per le persone, non per le ideologie”, festeggiò Matteo Renzi, con il Movimento 5 stelle che si astenne, Lega Nord e Fratelli d’Italia contrari.
Un anno dopo le unioni civili all’italiana non hanno terremotato lo Stivale e le ‘famiglie tradizionali’ non sono implose, con il Bel Paese tutto che ne ha guadagnato in civiltà.
“Non tutto è stato fatto, non tutto è andato come volevamo, ma abbiamo affermato due concetti importanti: l’uguaglianza e la pari dignità sociale. Il legislatore ha fatto ciò che poteva fare, ora il lavoro è tutto culturale, sociale e soprattutto di comunicazione“. “Ogni vita è una vita, ogni coppia è una coppia, ogni amore è un amore, non sono numeri“.
Così Monica Cirinnà rivendica con orgoglio quanto fatto un anno fa, ribadendo l’assurdità del concetto di ‘flop’ esteso dal quotidiano LaRepubblica alle unioni LGBT.
Quasi 3000 in 8 mesi, perché i decreti attuativi sono diventati realtà sono a fine luglio, non sono affatto poche, ma anche se fossero state soltanto due si sarebbe dovuto parlare di successo.
Perché un diritto garantino, conquistato, difeso, è sempre un trionfo.
Ed ora, matrimonio egualitario.
Si ricomincia.